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SIAMO DAVVERO LIBERE DI ABORTIRE?

#LiberaDiAbortire è una campagna di tutte e di tutti: vogliamo garantire concretamente a ogni persona il libero accesso all’aborto, tramite azioni di informazione pubblica e un appello al Ministero della Salute. Il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza è minacciato da un numero altissimo di obiettori di coscienza, da informazioni antiscientifiche, dalle violenze fisiche e psicologiche e dalle associazioni no-choice, appoggiate da giunte regionali retrograde.

La campagna è promossa da Radicali italiani, IVG Ho abortito e sto benissimo, Non è un veleno, UAAR, Giovani Democratici Abruzzo, Giovani Democratici Milano, Creative fighters, Hello Tomorrow Agency, Training Academy for Changemakers, Aps Si può fare, ed è aperta a tutte le associazioni e le persone che aderiscono all’appello al Ministro Speranza. 

CAMPAGNA
#informazioni

LIBERA DI SAPERE.
LIBERA DI ABORTIRE.

Scarica il vademecum sull’interruzione volontaria di gravidanza per sapere cosa puoi fare se decidi di abortire e cosa non è lecito subire.

#informazioni
azioni

COSA PUOI FARE TU

azioni

COSA CHIEDIAMO AL MINISTRO DELLA SALUTE?

In Italia, una donna non è libera di abortire. A 43 anni dalla legge sull’aborto, non possiamo ancora accedere liberamente all’interruzione volontaria di gravidanza, per colpa del numero altissimo di obiettori, delle violenze fisiche e psicologiche, dell’assenza di informazioni chiare e scientificamente corrette e delle amministrazioni anti-abortiste.

Alla luce di tutto ciò rivolgiamo un appello al Ministro della Salute Roberto Speranza, perché:

  • Vengano date disposizioni alle Regioni per assumere medici non obiettori, ad oggi in numero insufficiente per garantire pienamente il diritto delle persone ad abortire.
  • Sia inserito un indicatore specifico che valuti la presenza/assenza, tempi e modalità di erogazione dei servizi per l’interruzione volontaria di gravidanza, e siano previste, per le Regioni che non garantiscono tale prestazioni, penalizzazioni nei finanziamenti.
  • Venga favorita la telemedicina per il colloquio con il medico e il rilascio del certificato necessario per l’interruzione volontaria di gravidanza.
  • Vengano fornite tutte le informazioni fondamentali sull’aborto sul sito del Ministero della Salute, incluse una mappa delle strutture ospedaliere dove è possibile accedervi e un vademecum esplicativo dei diritti delle persone che vogliono accedere al servizio.
  • Siano svolte indagini conoscitive e aggiornate sull’aborto clandestino in Italia, le cui stime in tutti gli ultimi rapporti e secondo analisti, specialisti, prefetture e Ministero della Giustizia continuano ad essere poco attendibili.
  • Vengano resi obbligatori percorsi di preparazione, aggiornamento e informazione del personale sanitario coinvolto nelle pratiche di IVG oltre che garantita adeguata formazione nelle scuole di specializzazione di ginecologia ed ostetricia.
  • Vengano finanziati e incentivati progetti continuativi di informazione sessuale e affettiva nelle scuole, così da garantire la piena conoscenza dei diritti riproduttivi delle persone.
LIBERA
chisiamo

PERCHÉ UNA CAMPAGNA SULL'ABORTO OGGI?

Le voci delle protagoniste e dei protagonisti della campagna

Perché mi è stato impedito di abortire serenamente nonostante la legge 194/1978. Dopo la mia denuncia raccontata dall’Espresso ne sono seguite a centinaia, dimostrando che in Italia puoi abortire, ma per farlo devi soffrire.

Francesca Tolino

attivista

Perché la legge 194 garantisce il diritto all’obiezione di coscienza del singolo, ma oggi in Italia le mancanze della legge vengono sfruttate da intere strutture per esercitare obiezione di coscienza violando i diritti delle donne.

Giulia Crivellini

avvocata e tesoriera di Radicali Italiani

Perché sulle persone che abortiscono vige un forte stigma sociale, che di fatto rende l’aborto un tabù di cui le donne non possono parlare. Perché le nostre storie e le nostre esperienze hanno un valore e perché vengano riconosciuti il nostro diritto ad un accesso sicuro e garantito ai servizi.

Federica Di Martino

Psicologa, promotrice di "Ho abortito e sto benissimo"

Perché sono passati più di quarant’anni dalla Legge 194 ma in Italia è ancora troppo difficile abortire. Il diritto all’autodeterminazione è una conquista che va difesa affinché ogni persona possa scegliere sul proprio corpo.

Chiara Ercolani

attivista della campagna "Non è un veleno"

Perché l’esercizio di un diritto umano fondamentale come è l’autodeterminazione riproduttiva deve essere garantito sempre, senza percorsi a ostacoli, senza stigmi e senza dover pagare alcun ticket in sofferenza.

Adele Orioli

Responsabile iniziative legali, portavoce UAAR

Perché la fruizione dei diritti sanciti dalla legge 194 non è garantita uniformemente su tutto il territorio nazionale e a tutte le donne, e perché negli ultimi anni è sempre di più sotto attacco da parte delle istituzioni comunali e regionali guidate dalla destra come in Abruzzo e Pescara.

Claudio Mastrangelo

Segretario Giovani democratici Abruzzo

Perché ancora oggi la cittadinanza femminile viene privata del pieno riconoscimento delle componenti di autonomia e responsabilità. In Italia si può abortire, ma pagando il prezzo degli effetti dell’obiezione di coscienza e dello stigma.

Vittoria Loffi

Autrice del podcast "Tette in su"

Perché chi desidera abortire si trova spesso costrettə a spostarsi dalla propria città e a subire la dannosa narrazione dell’aborto come evento necessariamente doloroso, invalidando le altre esperienze e alimentando, di fatto, lo stigma.

Giulia Conese

Responsabile diritti e pari opportunità GD Milano Metropolitana.

Perché a Roma e in altre città c’è una corsa alla propaganda “no-choice” che assume forme sempre diverse, come l’attacco al diritto delle donne che hanno abortito che ha portato a utilizzare il loro nome sulle croci dei loro feti.

Francesco Mingiardi

avvocato e presidente di Radicali Roma
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